“FUGGIR VORREI”

Avevo un nome,
ma solo per esser
una delle tante
nelle segrete stanze
dell’harem reale.
La mia bellezza, un fiore era,
nascosto dal no del velo.
Io ero il solco
in cui il fuoco padrone
seminava a suo piacer i frutti.
Io ero il sì
che sussurrava solamente “Sì”.
Io non avevo voce,
ma solo davo,
a sensual comando,
il voluttuoso amplesso.
Eppur speravo
che dalla porta chiusa
un dì sarei fuggita.
E allora e io e tu
e noi schiave, non più schiave,
potrem cantare
la canzone donna
senza divieti
e senza clausura.